Attaccamento sicuro: quanto e come influiscono le azioni dei genitori?

Ogni persona si rivela come essere umano, unico ed irripetibile, grazie a una concatenazione infinita di eventi, emozioni provate, reazioni che influenzeranno attitudine e temperamento. C’è chi è bravo a relazionarsi con gli altri, chi fa molta fatica, chi, invece, è estremamente insicuro.

Sono tanti i fattori che determinano il carattere ed il modo di interagire di una persona, primo fra tutti questo sistema dinamico di atteggiamenti e comportamenti così affascinante che prende il nome di "attaccamento". 
 
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Cosa intendiamo quando parliamo di attaccamento?

Per attaccamento si intende 
“una qualsiasi forma di comportamento che porta una persona al raggiungimento o al mantenimento della vicinanza con un altro individuo differenziato e preferito, considerato in genere come più forte ed esperto”
(J. Bowlby). 
Alla definizione di John Bowlby, lo psicologo che coniò il termine “attaccamento” a metà 900’, aggiungerei che, questa relazione tra adulto e bambino, è data da un bisogno di cura, calore, protezione di quest’ultimo e non solo dalla necessità di nutrimento e soddisfacimento dei bisogni fisiologici e biologici. 
 

Il ruolo del caregiver primario

L’individuo adulto, che ha un ruolo così importante in questa relazione, è solitamente indicato con il termine caregiver, letteralmente “colui che si prende cura”. Nel breve periodo che va dalla nascita al compimento del secondo anno di vita, il bambino fa esperienza, in modi diversi, della prima vera relazione significativa specifica. 

Nella maggior parte dei casi è la madre a rivestire i panni del caregiver primario, figura cui il bambino dipende dal momento in cui apre gli occhi e con la quale instaura un legame così intenso da poter influenzare, fin dai primi istanti di vita, quello che sarà il suo futuro modo di relazionarsi agli altri. 
 

Cosa è necessario per sviluppare un attaccamento sicuro?

È richiesta una buona dose di responsività da parte dei genitori, ovvero essere capaci di interpretare i segnali del bambino e adattarsi ad essi, mostrandosi aperti e comprensivi. È importante comprendere i suoi ritmi, i suoi bisogni e rendersi conto che i segnali sociali, anche i più basilari come il pianto, sono importantissimi e mai uguali. 

Il caregiver responsivo impara a distinguerli e, di conseguenza, nonostante siano privi di consapevolezza e coscienza, vista la giovanissima età dell'infante, attribuisce loro un significato. 
 
Siamo di fronte ad una situazione in cui il bambino, a sua volta, imparerà ad adattarsi alle risposte del caregiver e continuerà a farlo per tutta la vita, agendo nelle varie situazioni e relazioni sia all'interno della socializzazione primaria (si fa riferimento ai legami che si instaurano nel nucleo familiare come quello con la madre, il padre, i fratelli) sia in quella secondaria (tutti gli altri legami che instaurerà nel corso della vita, compreso quelli con zii, nonni, cugini). 
 

L’importanza di una base sicura

Ogni bambino avrà bisogno di una base sicura dove potrà crescere, imparare a confrontarsi, acquisire le norme sociali della cultura in cui vive da cui potrà, e dovrà, staccarsi per immergersi nel mondo che lo circonda; dovrà poter fare tutto ciò con la consapevolezza di poter tornare ogni qualvolta ne sentirà il minimo bisogno.

Per base sicura intendiamo quindi il rapporto in relazione all'ambiente, in continua creazione e mutamento, che il figlio ha con i suoi genitori, in particolar modo con il caregiver primario. 
 
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Educare noi stessi e gli altri

Un’altra cosa importante è la meravigliosa possibilità che ogni madre, ogni genitore, si ritrova fra le mani nel momento in cui cresce un figlio: quella di scavare nel proprio passato ed individuare quegli avvenimenti che sono stati significativi nella propria infanzia, momenti di rottura, di cambiamento, che hanno contribuito a farci diventare le donne, e gli uomini, che siamo adesso.

Ogni bambino è fonte inesauribile di miglioramento per colui che se ne prende cura, questa è in assoluto la cosa più importante da comprendere. Il lavoro di educazione e di crescita che ogni genitore si impegna a mettere in atto con il proprio figlio è un’opportunità di crescita anche per i genitori stessi, perché non si smette proprio mai di imparare, né di conoscersi. 
 

Empatia, ascolto, attenzione

C’è sempre un gradino più alto da poter raggiungere sulla scala della consapevolezza di ciò che siamo e di come ci mostriamo al mondo. Sono richiesti e necessari l’empatia, l’ascolto, l’attenzione a ciò che accade dentro di noi per poter comprendere davvero a fondo i bisogni altrui, primi fra tutti, quelli di nostro figlio. Ciò permetterà di riuscire a costruire una base solida, ricca di sicurezza e protezione, nella quale ogni bambino possa sentirsi accolto. 

Questa base diventa propedeutica per quello che sarà l’interagire con se stesso e con ciò che lo circonda per il resto della sua vita.

 “Comprensione di noi stessi, per comprendere l’altro, per comprendere il mondo”.


Lucrezia

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