The Skincare Con: truffa o realtà?

Salve a tutte care lettrici e lettori, scorrendo tra alcuni miei vecchi appunti di qualche anno fa, ho scovato dei miei pensieri riguardo ad un argomento molto scottante, e a mio avviso, anche molto attuale, tanto da aver catturato l’attenzione di alcune testate giornalistiche online italiane come Il Post

Un sito online The Outline, nel lontano 2018 ha pubblicato un articolo nel quale Krithika Varagur ha analizzato un tema spinoso e succulento e, che scommetto essere al giorno d’oggi, molto up to date: curare la pelle, in che modo, e se questo prendersi cura di una parte di noi sia effettivamente una truffa o abbia delle basi autentiche.
 
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“I prodotti per la pelle sono una truffa”

Ma quali sono le tesi tirate in campo a favore di questa teoria? La dubbiosità degli effetti dei skincare products, il costo e lo scopo di questi prodotti creati quasi alchemicamente. Credo sia, inoltre necessario, procedere ad analizzare alcuni punti salienti dell’articolo di cui sopra.
 
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Gli highlights de “The Skincare Con”

Il pezzo si snoda essenzialmente su una sola linea guida: l’essere umano non ha in realtà bisogno di tutti questi prodotti per la propria pelle poiché sarebbe come apportare delle modifiche essenziali ad un organo che in realtà non ne ha bisogno.

Infatti, come tutti gli organi umani, la pelle ha resistito a milioni di anni di evoluzione senza ricorrere all’aiuto di tinture e balsami (anche se Ovidio ed il suo trattato “I Cosmetici delle Donne” ne risulterebbero molto contrariati) e, come mai ora, si è sfociati nell’esagerazione ed ogni cosa ci sta sfuggendo di mano, sbagliando ogni cosa?

Per la Varagur, l’unica risposta plausibile è che, in realtà, non lo stiamo facendo e non stiamo esagerando. Dobbiamo immaginare infatti di raffinare altri organi vitali ad esempio polmoni o fegato, con la stessa routine, a tratti ossessiva, che dedichiamo alla nostra pelle.

Ricerche universitarie e clinico-dermatologiche riportano che tale atteggiamento non sarebbe invero salutare.
 
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Il mito della skincare perfetta

Siamo arrivati quindi ad osannare la ricerca della skincare perfetta attraverso una vasta scelta di prodotti che continuano a ripresentarsi a noi come in un cerchio senza fine e a considerarla come una scelta che ci dona potere e sicurezza.

Infatti, ha senso per la società, quando il mondo è immerso nel caos, intraprendere una svolta verso il lato più introspettivo della nostra persona.

Ma la skincare non è introspettiva di per sé: infatti è come guardare dentro sé stessi ma fermarsi, letteralmente, al proprio involucro più esterno.

La nuova skincare

Pare, al cuore della nuova skincare, c’è una violenza chimica. Avete mai sentito parlare di Acidi?

Si, quei prodotti come: retinolo (Vitamina A), esfolianti chimici, ed alfa e beta idrossiacidi che, a quanto pare, ogni azienda vuole che diventino i nostri migliori amici facendoli passare per very safe e quindi super adatti per il mantenimento ottimale delle condizioni della nostra pelle.

Ma quanto l’uso di acidi può rendere migliore la nostra pelle e farle cambiare faccia? Nella fretta di rendere questi prodotti mainstream, l’industria cosmetica ha registrato un numero di segni abbastanza preoccupanti, vi è difatti una nicchia abbastanza ampia di persone che sono state letteralmente bruciate dagli acidi, proprio perché poco informate. Gli esperti difatti, sconsigliano questa skincare che sa tanto di “follia”.
 
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More is not better con la skincare

Spesso gli Americani fanno uso di più prodotti stratificati l’uno sopra l’altro senza un ordine ben preciso e senza far sì che, questi, si completino a vicenda, senza tener conto dei singoli meccanismi d’azione.

Il risultato? Effetti molto spiacevoli, quali: irritazione, prurito, rossore e pelle lesa fino agli strati più profondi. Ad avviso della curatrice dell’articolo e degli esperti del settore, prima di iniziare con un militante regime di skincare, risulterebbe più utile che si comprenda il perché se ne vuole uno e sul perché sembra essere questo investito di un bene intrinseco.

Ma alla fine, come per ogni cosa, sapete cosa accade? Che non è la ricerca della pelle perfetta - tramite i prodotti giusti - quella che ci attrae, bensì, il regime stesso della cura della pelle. È vero, chi ci si affida ad un regime così meticoloso ha una pelle perfetta, ma ciò non vuol dire che imperfezioni non possano nascere sul viso e, spesso, in questa era, l’imperfezione sembra mostrarsi come un vero e proprio referendum su chi siamo come persona.

L’imperfezione e qualche brufolo, oggi giorno, sono un vero e proprio “stigma”. Vengono considerati un peccato, a tratti mortale, nel mondo beauty: il non prendersi cura di sé.

La posizione degli skincare addicted

Smetterla di volerlo è una direttiva severa, ma non si può immaginare un’alternativa alla mania attuale per una pelle perfetta.

Sempre più spesso, il mondo al giorno d’oggi, si è trasformato in un organismo in grado di corrompere e rovinare la nostra pelle: acqua tossica, condizioni meteorologiche, stress ambientale e personale. Già da un po’ di anni sono state presentate linee il cui claim principale è proprio quello di combattere smog ed inquinamento tramite il titolo di cosmetico anti-pollution.

E PARE QUASI CHE, LA MAGGIOR PARTE DELLA CURA DELLA PELLE, IN REALTÀ, FINISCE PER ESSERE DAVVERO SOLO UNO SPRECO DI DENARO.
 
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Le risposte dei pro-skincare

Parto da una premessa che a mio avviso è fondamentale: sicuri dell’assunto che tutto è da misurare in base ai nostri standard e potenzialità, pelle compresa, credo che l’utilizzo di cosmetici sia una maniera per viverci al meglio delle nostre capacità, proprio quelle della pelle in questo caso, ma necessita che lo si faccia con consapevolezza.

Citando direttamente le parole de Il Post, il discorso si infittisce in questo modo e sembra dare voce a chi crede in questo potere così possibilista e trasformatore dei cosmetici per la cura della pelle.

Varie sono le risposte all’articolo della Varagur: su The Cut, su Racked, sull’edizione britannica di Vogue, sull’Huffpost (articoli che se conoscete l’inglese vi consiglio di leggere perché li ritengo davvero chiarificatori e scritti bene e mirati, nonché ben adatti a difendere la teoria pro-skincare) e tutti  hanno criticato per aver sminuito le conoscenze di chi usa i prodotti di cura della pelle con una routine ben studiata e, per aver trasmesso l’idea che, l’unica ragione per cui una persona dovrebbe cercare di avere una pelle migliore è il giudizio degli altri.

Il pensiero di Cheryl Wischhover su Raked

Su Racked Cheryl Wischhover ha controbattuto agli esempi di chi si è danneggiato la pelle usando male i prodotti perché, in fondo, privo di consapevolezza nel campo dei cosmetici, dicendo che moltissime altre persone li usano bene e ottengono risultati per loro soddisfacenti.

Sia Wischhover che altre giornaliste che hanno scritto la loro opinione sulla questione e, hanno poi sottolineato, l’importanza delle prove aneddotiche: è vero che non ci sono studi scientifici approfonditi sui prodotti per la cura della pelle e sui loro effetti su diversi tipi di persone, ma tantissime persone questi effetti li ottengono: come si può spiegare ciò?

Il parere di un amateur

Una risposta un po’ diversa dalle altre è quella di Sady Doyle una giornalista che, solitamente non si occupa di prodotti cosmetici, sull’Huffpost.

Doyle ha raccontato la sua esperienza di donna con una pelle normale, con punti neri e temporanee esplosioni di brufoli che, dopo l’adolescenza, aveva rinunciato all’impresa di migliorare la propria pelle ma a un certo punto, per varie circostanze personali, si è trovata a riprovarci, documentandosi e, ad ottenere dei risultati positivi.

Un’esperienza specchio per quanto mi riguarda, è infatti così che anche io ho risolto e tenuto a bada quelle che erano le mie informazioni: sperimentando ma prima di tutto informandomi.

Secondo Doyle, è vero che esiste una pressione sociale subita dalle donne e dagli uomini che li invita ad avere una pelle senza imperfezioni, ed è vero che moltissimi prodotti fatti a questo scopo sono eccessivamente costosi, tuttavia c’è un aspetto che la Varagur ha trascurato scrivendo il suo articolo: la cura della pelle è anche un hobby.

È una forma di divertimento che nasce dal fare ricerca su un certo ambito, fare acquisti (che è un’attività piacevole, non si può negarlo) e poi sottoporsi a trattamenti piacevoli.

È un hobby, in potenza, costoso, è vero, ma lo è anche giocare con i videogiochi, collezionare dischi in vinile, orologi o prime edizioni di libri classici, eppure non sono trattati con sufficienza.
 

Le conclusioni dell’articolo della Doyle

«La storia della mia pelle e del modo in cui me ne prendo cura dovrebbe avere un lieto fine. Dovrei dirvi che ora non ho più una brutta pelle. È vero che non ho più brufoli, ma ho ancora pori dilatati, zampe di gallina e occhiaie; ma ho anche delle scadenze, ricevo messaggi di odio online e una bambina di sette mesi.

Non sono diventata magicamente una bella donna, secondo i canoni convenzionali, perché lo scopo della cura della pelle non è quello. Forse per alcune persone questo la rende una truffa.

Ma, ogni sera mi chiudo in bagno da sola e passo un’ora o due facendo il bagno e cercando di fare qualcosa di buono per la pelle del mio viso. È quell’ora, e non il mio viso, ciò che conta».

Il mio personale punto di vista sulla Skincare

Bisogna essere consapevoli che la pelle perfetta, così come la perfezione in sé, non esiste, ma secondo me che possiamo renderla il nostro tipo di perfetto. La perfezione stessa non esiste, eppure la bellezza sta negli occhi di chi guarda.

Dovremmo quindi imparare a guardarci con Bellezza, con Ammirazione ed abbracciare ed accogliere i nostri difetti più profondi. Difetti che possono essere imperfezioni, brufoli, cicatrici, smagliature, cellulite, ma che fanno parte di noi e che dobbiamo accarezzare e non disprezzare, e a mio avviso, il cosmetico fa questo.

Non nasce come una lotta violenta contro i mostri della pelle, bensì, come alleato del benessere e grande sostenitore della non-violenza. Un fedele alleato contro le avversità che si presentano sulla nostra pelle perché in fondo noi siamo quello, ma anche tanto altro.

Spero che queste mie riflessioni vi abbiano stimolato a volerne sapere di più e a crearvi un pensiero che sia esclusivamente vostro, ma allo stesso tempo pronto ad essere confrontato con quello altrui.

Se vi va, nella sezione commenti, raccontateci del vostro punto di vista, saremmo felici di saperne di più. 

Alla prossima,
Federico.

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