La differenza tra chi siamo e chi crediamo di essere

Nello scorso articolo ho parlato di ansia, un argomento che mi tocca molto e per il quale riservo sempre molta attenzione. Ho voluto affrontare questo tipo di discorso anche se, non è propriamente un tipo di scrittura che mi appartiene. 

Oggi tratterò il problema relativo all’autostima ed alla percezione di sé, perché credo sia molto importante evidenziare questo tipo di problematiche che si presentano in molte persone e, anche se non posso dirvi una parola carina e far passare ogni dolore, mi è almeno possibile parlare apertamente di questi discorsi, renderli comuni e farvi sentire un po’ meno incompresi

Chissà, magari questo aiuterà. 

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“Non sono all’altezza”

Riconosciamo che c’è un problema nella percezione del nostro valore quando, nella nostra testa, girano spesso delle frasi come: 

  • non sono all’altezza” 
  • non sono degno di quello che sto facendo
  • ho paura che gli altri mi giudicheranno per quello che faccio
  • non mi sento mai capace
  • gli altri sono sempre migliori di me nel fare le cose

Queste sono tutte frasi negative che esponiamo contro di noi di cui siamo, più o meno, consapevoli. Sono accompagnate da dei vissuti e da delle emozioni negative

La maggior parte delle volte queste sono paura, ansia o vergogna. Queste emozioni negative ci portano ad evitare quelle situazioni per cui ci sentiamo inadatti oppure ad affrontarle con meno risorse. 

Ovviamente ci sono tantissime situazioni in cui non siamo capaci di fare qualcosa o non siamo all’altezza oppure qualcun altro è migliore di noi, e per questo non possiamo fare altro che accettare i nostri limiti cercando di non compararci ad un ideale esterno. 

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Come ci viviamo

Qui stiamo però trattando quelle situazioni in cui il problema non è oggettivo ma psicologico: la nostra percezione. Per usare un termine molto diffuso, stiamo parlando di autostima, cioè, la percezione del valore di noi. È una percezione, quindi, non c’è una corrispondenza con qualcosa di oggettivo, dipende proprio da come noi ci viviamo.

Questo vissuto però, deriva anche dalla nostra storia, cioè da tutte quelle esperienze di rispecchiamento, di conferma, di sostegno, rispetto alle nostre attitudini, al nostro modo di fare, di parlare, ai contenuti dei nostri pensieri che abbiamo avuto dall’ambiente da quando siamo nati.

Il legame col passato

Ovviamente, le esperienze dei primi anni di vita, gli anni della formazione del nostro carattere e della nostra personalità, hanno un ruolo molto importante. Questa nostra percezione si modifica però lungo il corso di tutta la vita anche se i pensieri negativi che abbiamo su di noi possono, in qualche modo, rimanere ancorati ed orientarci facendoci vedere solamente le cose che non vanno. 

Quindi, anche se abbiamo avuto nel frattempo numerose conferme di valore, queste conferme non ci sembrano, in qualche modo, valere. Questo fino a che non cambiamo la percezione che abbiamo di noi. 

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Il cambiamento necessario

Come fare dunque a cambiare il nostro livello di autostima e l’idea che abbiamo di noi? Non è così semplice come si può credere. Si tratta di un lungo processo, ma è possibile!

Il primo passo ed il più importante è quello di rendersi conto di avere questo tipo di problema. Essere coscienti del fatto che i rimproveri che ci facciamo ed il modo in cui ci vediamo, in realtà, non corrispondono affatto alla verità ma sono “solo” delle paure

Cioè che il nostro è un problema psicologico emotivo legato a questo disvalore e non è un problema oggettivo.

Modificare la distorsione della realtà

Una volta compreso che, il problema, sta in effetti tra me e me e non tra me e il mondo, allora possiamo anche occuparcene. Innanzitutto, andando a lavorare su queste frasi ed idee negative e dispregiative cercando di smontarle. Lo dobbiamo fare andando ad evidenziare i nostri pregi ed i lati positivi che ci caratterizzano, in modo da poterci mettere di fronte ad un elenco di positività. Quest'ultime sono estremamente importanti: possono andare ad allentare la presa dei giudizi negativi che esprimiamo nei nostri confronti. 

C’è da ricordare che ciò che ci inganna in questo caso, è il fatto che le frasi in questione siano generiche, perché non esiste una persona che generalmente non sia abbastanza o non sia all’altezza o capace. Può succedere che non siamo i migliori o non siamo capaci di fare qualcosa nello specifico, ma questo non significa che siamo un disastro in tutto ciò che facciamo. 

Dobbiamo uscire dall’inganno di questa generalizzazione.

“Buttati che è morbido”

L’altro modo per cercare di modificare, in parte, questo vissuto può essere fare delle esperienze positive

Se queste idee, queste percezioni ci bloccano e quindi non ci fanno mettere in gioco nelle cose che desideriamo oppure su i nostri bisogni, allora è importante, invece, provare a buttarsi ed affrontare queste cose, perché è probabile che la maggior parte delle volte si farà un’esperienza positiva

Proprio perché il problema non è oggettivo ma prettamente soggettivo, è una questione che riguarda noi stessi in prima persona, quindi è molto probabile che, quando faremo le cose che ci spaventano, poi, andrà tutto per il meglio e quindi, possiamo capitalizzare ed interiorizzare quelle esperienze. 

Possiamo infine lavorare su quelle esperienze di vita, ad esempio quelle esperienze infantili che hanno infragilito, in qualche modo, il senso del nostro valore. Questa modalità è tipicamente psicoterapica

Quindi, nella terapia, si lavora su quei ricordi o su quelle relazioni che hanno minato il nostro senso di valore

  

Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto.” 

            Oscar Wilde 

 

Fiorella Valeria Paolini

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