In onore di Luisa Banti: donna, archeologa, scienziata

Care amiche e cari amici,


Quest’oggi, in veste di studiosa di archeologia quale sono, vorrei ricordare con voi una grande figura femminile, forse poco nota al “grande pubblico”: Luisa Banti

La Banti fu sicuramente una grande archeologa e scienziata, ma prima di tutto fu Donna con la D maiuscola: nata sul finire dell’Ottocento, dovette superare numerosi ostacoli sociali e famigliari, riuscendo comunque a lasciare il suo fondamentale contributo negli ambiti da lei studiati.
 


Luisa Banti: cenni di vita

Nata a Firenze nel 1894, in una famiglia colta e benestante, Luisa Banti era figlia di Guido Banti, famoso anatomo patologo, e di Pia Pestellini. 

Superando le resistenze della sua famiglia, che non riteneva idonei gli studi scientifici per le donne, studiò Lettere antiche all'Università di Firenze, dove ebbe come insegnanti Luigi Pareti, Luigi Pernier, Giacomo Devoto e Giorgio Pasquali. 

La sua tesi di laurea riguardò i resti storici ed archeologici del territorio dell'antica Luni, in Liguria, con particolare riguardo alla topografia etrusca
Durante i successivi studi di specializzazione compilò uno studio sul Culto dei morti nella Roma antichissima

Dal 1927 iniziò la collaborazione con la rivista di "Studi etruschi", della quale nel 1965 divenne poi Direttrice
Negli anni '30 del Novecento, lavora presso la Biblioteca Vaticana nella sezione dei manoscritti greci, pubblicando lavori di filologia medioevale e umanistica. 
 
Nello stesso periodo prende avvio la collaborazione con l'Enciclopedia italiana per la quale compila voci relative alla topografia etrusca, alla storia delle religioni e all'antichità greco-romana

Nel periodo tra il 1930 e il 1940 partecipa alle campagne estive di scavo della Missione Archeologica Italiana a Creta diretta da Luigi Pernier, sui siti di Festos e Agía Triáda. In questa occasione è incaricata del riordino dei materiali degli scavi precedenti e alla pubblicazione degli inediti.

Il periodo bellico

Nel periodo bellico Luisa Banti è assistente di Raffaele Pettazzoni presso la cattedra di Storia delle religioni all'Università La Sapienza di Roma e redattrice per il Bollettino d'arte
Inoltre, continuando la collaborazione per la stesura delle voci dell'Enciclopedia italiana minore, fa da prestanome a Mario Segre e altri collaboratori fascisti o ebrei, per consentire loro di continuare a partecipare al progetto. 

Nel 1947 diventa socio corrispondente della Pontificia Accademia di archeologia. 
Dal 1948 al 1953, ottenuta, dopo Concorso, la cattedra ordinaria di archeologia, è la prima docente donna di I fascia presso l'Università di Pavia, per poi spostarsi a Firenze, con la cattedra di etruscologia e archeologia, fino al 1964, quando si ritira per raggiunti limiti di età. 

Nel 1960 pubblica il libro Il mondo degli Etruschi, tradotto in varie lingue. 
Lasciato l'insegnamento, i suoi studi si concentrano sulla villa cretese di Agía Triáda e sulla ricostruzione delle relazioni di scavo di Federico Halbherr ed Enrico Stefani. Quando il materiale era pressoché pronto per la pubblicazione, subisce un notevole danno a seguito dell'alluvione del 1966 della sua casa fiorentina. 

Trascorse gli ultimi anni presso l'Accademia americana di Roma, intenta nello studio della villa cretese. Luisa Banti morì a Firenze nel 1978.
 

 

La battaglia per la propria autonomia

Luisa Banti, come abbiamo visto, fu sicuramente un personaggio chiave della storia accademica e scientifica italiana, ma non visse mai sotto i riflettori. 

Dovette affrontare sin da giovanissima una certa difficoltà a farsi strada, anche per via di quel padre molto autorevole, anatomo patologo di prim’ordine, membro dell’Accademia italiana. 
La diffidenza c’era tutta, nell’idea che una “ragazza” potesse farsi strada nel mondo accademico e scientifico in modo professionale

Ma la Banti riuscì a imporre la propria decisione di dedicarsi a tempo pieno allo studio ed alla ricerca, anche grazie al suo carattere fermo ed al tempo stesso garbato e “non ingombrante”. 
La riprova della sua caparbietà, l’abbiamo anche dallo stesso lavoro di riordino dei materiali degli scavi cretesi di Festos, che richiese senza dubbio una buona dose di pazienza ed umiltà, ma anche una fondamentale fermezza d’animo. 

E ancora: non era affatto una cosa comune per l’epoca, che una donna vincesse un Concorso di archeologia classica in una grande Università italiana (Pavia). 
Ma la Banti riuscì nell’impresa di essere una delle prime studiose di archeologia ad “arrampicarsi” sin sulla Cattedra ordinaria universitaria. 



Nella pluralità e saltuarietà di occupazioni e interessi, Luisa Banti fu dunque, prima di tutto, una Donna impegnata nella ricerca di una propria sistemazione e di una propria autonomia dalla famiglia.



Valentina

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